LA INELUTTABILE MODALITÀ DELL’UDIBILE – ALLUSIONI E ANALOGIE MUSICALI NELL’ULYSSES DI JAMES JOYCE

2004 – DEAINEDI 

 Dall’introduzione

“ULYSSES IS A GREAT MUSICIAN: HE WISHES TO AND MUST LISTEN; HE HAS HIMSELF TIED TO THE MAST” (James  Joyce a proposito della figura di Ulisse)

Già, la musica. E’sempre stata centrale nella vita di Joyce. Lo scrittore irlandese, infatti- nato a Dublino il 2 febbraio 1882- per tutta la vità amò la musica: la sua stessa opera testimonia la grande importanza che Joyce attribuì al  potere evocativo dei suoni

In questo libro appassionante, dopo il primo capitolo dedicato alla musica nella vita di Joyce, l’autrice analizza in che modo essa sia stata utilizzata nella creazione artistica: non soltanto come numerose allusioni musicali, ma soprattutto quale particolare impiego  all’interno del testo.

Ulysses è percorso da una fittissima rete di rapporti intertestuali: una citazione importante, che percorre tutto il testo come un leit-motiv wagneriano- è quella del Don Giovanni di Mozart. Joyce utilizza il motivo “Là ci darem la mano”  per alludere al tradimento di Molly con Boylan: le parole del duetto si associano nella mente di Bloom all’adulterio della moglie e ritornano per tutto il libro a scandire questo pensiero ossessivo. E’ interessante sapere che, laddove la risposta di Zerlina alle profferte amorose di Don Giovanni è un titubante “vorrei e non vorrei”, Joyce fa significativamente sbagliare Bloom, il quale è così certo della decisione adulterina della moglie, da cantare tra sè “voglio e non vorrei”

Il libretto del Don Giovanni di Da Ponte consente inoltre a Joyce di illustrare, come già l’Odissea omerica, i diversi aspetti del carattere di Leopold Bloom, il quale oltre a incarnare simbolicamente un moderno Ulisse, riveste via via i panni di un tradito Masetto (con la moglie), di un Don Giovanni (con la dattilografa), di un Commendatore (quando pensa con gelosia ai primi amori della figlia Milly), sino a quelli della fanciulla Zerlina (Bloom, infatti, ha una personalità assai complessa e sfaccettata, non priva di molte connotazioni femminili, tanto da trasformarsi, in Circe, nel primo “new womanly man”).

Di importanza basilare è l’utilizzo della musica che Joyce compie nell’undicesimo capitolo Sirens, dedicato idealmente all’arte della musica (a ogni capitolo di Ulysses, infatti, corrispondono una tecnica, un’arte e un organo teoricamente preposto allo sviluppo e all’espressione dell’arte indicata). In Sirens Joyce utilizza esplicitamente delle tecniche musicali per la stesura del capitolo, strutturato, per di più, secondo lo schema musicale della fuga per canonem.

Nel terzo capitolo -diviso in due parti- l’autrice ha dunque esaminato queste analogie musicali, cercando di verificare se l’esperimento di Joyce si può definire riuscito e proponendo una possibile lettura alternativa dell’episodio.

Nella prima parte si è esaminata (paragonando i due sistemi linguistici) la possibilità di rendere con il mezzo letterario la polifonia e la simultaneità del linguaggio musicale: il linguaggio, infatti, non è auditivamente polifonico e risulta assai arduo leggere un brano con la consapevolezza, possibile in musica, sia del piano orizzontale (quello melodico) che di quello verticale (armonico).

Nella seconda parte del capitolo l’autrice ha proposto una lettura di Sirens come VISIONE DI UN’OPERA LIRICA (quasi in un lavoro multimediale), piuttosto che come “ascolto” di un brano fugato. Il preteso contrappunto della fuga è  sostituito dalla presenza di più scene compresenti (proprio come in un’opera lirica) e la polifonia delle voci della fuga risolta con un concertato di tutti i protagonisti. L’autrice, così, ha creato una sorta di ascolto-visione dell’opera, servendosi, per la sua orchestrazione e lettura, di precise indicazioni agogiche e dinamiche che Joyce sottilmente lascia indovinare nel testo.

La presenza della musica è stata ancora esplorata dalla studiosa come oggetto dei lunghi monologhi di Bloom (per lui la musica è anzitutto fisicità, sensualità, paragone con il corpo femminile), anche individuando il significato dei brani presenti in Sirens, tutti volti a scandire i temi già noti (definiti veri e propri leit motiv di tipo wagneriano) del tradimento, della perdita della donna amata, della fede e della patria.

Da ultimo il libro propone un’analisi delle tecniche strettamente musicali che Joyce avrebbe utilizzato per la costruzione di talune parole e frasi (con esito discutibile), illustrando brevemente l’importanza che l’opera di Joyce ha avuto per i musicisti di area dodecafonico-seriale (quali Berio e Dallapiccola), che hanno tratto ispirazione proprio da quella ouverture posta all’inizio dell’undicesimo episodio, costruita con frammenti apparentemente senza senso di frasi esposte poi nel corso dell’episodio, la cui frizione e apparente dissonanza ha generato una sorta di “sublime strutturale” di cui Joyce sembra essere stato maestro.


 

 

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